Lodi, 27 settembre 2026
(Andrea Biraghi) I compagni di scuola sconvolti, un amico intervenuto pubblicamente contro i commenti comparsi sui social e il mondo del parkour che ricorda Jacopo Rossi Trabattoni. A due giorni dalla morte del quindicenne sul traliccio dell'alta tensione nelle campagne di Bottedo, a parlare sono soprattutto le persone che lo conoscevano.
Al liceo artistico Callisto Piazza, frequentato dal ragazzo, la morte di Jacopo ha profondamente scosso i suoi compagni. La dirigente scolastica Daniela Verdi ha annunciato che la scuola organizzerà interventi di sostegno, anche attraverso psicologi, per ascoltare gli studenti e aiutarli ad affrontare quanto accaduto. La preside non ha invece voluto commentare la dinamica della tragedia, concentrandosi sul ruolo della scuola e sulla vicinanza ai ragazzi.
Nelle stesse ore sui social sono comparsi numerosi commenti sulla morte del quindicenne, alcuni particolarmente duri. A intervenire è stato anche un suo amico, che ha chiesto di non ridurre Jacopo alla tragedia e alle circostanze della sua morte, ricordando come dietro la notizia ci fossero un ragazzo, una famiglia, amici e compagni di scuola.
A ricordarlo è anche il mondo del parkour, disciplina che Jacopo praticava con passione. Paolo Ferrari, presidente dell'associazione Sportime, ha spiegato che arrampicarsi su un traliccio non fa parte del parkour e che durante gli allenamenti viene insegnato ai ragazzi a riconoscere e valutare i pericoli.
Proseguono intanto gli accertamenti della Squadra mobile per ricostruire quanto accaduto. Lo smartphone del quindicenne è stato sequestrato e sono in corso verifiche sui suoi ultimi spostamenti e sull'attività online. La Procura di Lodi ha disposto l'autopsia, mentre la famiglia ha escluso che Jacopo stesse partecipando a una sfida social.