Lodi News - Dal territorio - Medici di famiglia in sciopero La protesta

Milano, 16 settembre 2026

(Andrea Biraghi) La protesta dei medici di famiglia arriva fino al Lodigiano, dove la carenza di professionisti non è un tema astratto. Ieri centinaia di camici bianchi hanno manifestato a Milano davanti al Pirellone, nel primo dei due giorni di sciopero nazionale promosso dal Sindacato Medici Italiani contro il nuovo accordo sulle Case di Comunità.

Al centro dello scontro ci sono soprattutto le ore che i medici di medicina generale dovranno garantire nelle Case di Comunità. L’accordo approvato a giugno prevede fino a sei ore settimanali per 48 settimane all’anno, da svolgere tra le 8 e le 20. Lo Smi contesta l’obbligatorietà del nuovo impegno e chiede invece un accesso volontario alla dipendenza, una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale, più personale nel 118 e maggiori tutele professionali.

La protesta non coinvolge però tutte le sigle. L’accordo è stato sottoscritto da Fimmg e Fmt, mentre la Fimmg non ha aderito allo sciopero dei due giorni.

Nel Lodigiano il problema della copertura territoriale è già visibile. L’Asst mantiene attivi gli Ambulatori Medici Temporanei per i cittadini rimasti senza medico di assistenza primaria e da giugno quelli di Galgagnano, Cervignano d’Adda, Comazzo e Merlino sono stati riuniti nella Casa di Comunità di Zelo Buon Persico. Nel corso dell’anno si sono inoltre susseguite cessazioni, sostituzioni e nuovi incarichi in diversi comuni della provincia, da Lodi Vecchio a Caselle Lurani, Borghetto e Casalpusterlengo.

Sul tema è intervenuta anche la consigliera regionale lodigiana Roberta Vallacchi, che ha richiamato soprattutto le difficoltà dei piccoli comuni, dove il medico di famiglia resta spesso uno dei principali punti di accesso alle cure. Il nodo, secondo la consigliera, non riguarda soltanto il numero dei professionisti, ma anche il peso della burocrazia, le condizioni di lavoro e la capacità di rendere la medicina generale più attrattiva per i giovani.

La partita, quindi, non riguarda soltanto le nuove Case di Comunità. Nel Lodigiano il problema resta anche garantire che nei paesi continui ad esserci un medico vicino a casa, soprattutto dove i collegamenti con i centri maggiori sono più difficili.