Lodi, 22 aprile 2026
(Andrea Biraghi) Da bambino era il più basso della squadra. Poi, a 7 anni, è diventato sordo. Ma Stefano Cappato, classe 2000, il calcio non lo ha mai lasciato: dai provini con club professionistici al Fanfulla, fino alla Nazionale italiana sordi. In campo ha imparato a guardarsi sempre le spalle.
Il rapporto con il pallone comincia quando ha appena 4 anni. "Lì ci sentivo ancora", racconta Cappato. "Sono sempre stato il più basso". Crescendo arrivano diversi provini, dall’Inter al Brescia, dalla Pergolettese all’Atalanta. È lì che capisce di potersela giocare: "Mi sono reso conto che me la cavavo abbastanza e che, nonostante le difficoltà fra udito e altezza, potevo puntare a un buon livello".
Tre i traguardi che sceglie per raccontarsi: l’esordio in Serie D con il Fanfulla, il premio da Mvp dell’Europeo con la Nazionale sordi a 18 anni e l’esordio alle Deaflympics in Brasile. Due i nomi che associa alla sua crescita: Paolo Ghetti, allenatore al San Fereolo, che gli ha ridato "l’autostima necessaria a prendermi le mie rivincite", e Gabriele Peccati, mister della rappresentativa lodigiana: "Mi ha sempre incoraggiato e mi ha fatto capire cosa significa essere allenatore di calcio".
In campo Cappato si paragona a Lorenzo Insigne: "Piccolino, brevilineo e con la tendenza a rientrare per fare il tiro a giro sul secondo palo". Nello spogliatoio, invece, conta l’autoironia: "Mi diverto sempre con i compagni".
Cappato non ricorda davvero una vita da udente: "Da che ho memoria sono sempre stato sordo". Nel calcio questo ha significato sviluppare adattamenti continui: "Sono un calciatore atipico: mi guardo sempre alle spalle per vedere se ho l’uomo o per immaginare la posizione dei miei compagni quando non ho possibilità di alzare la testa".
"La Nazionale per me è tutto", dice Cappato, che da anni prepara la stagione pensando anche agli appuntamenti internazionali. "Indossare quella maglia è un sogno. Rappresentare l’Italia ripaga tutti i sacrifici".
Tra le immagini che sceglie per raccontarsi c’è il gol segnato in Serie D contro la Vigor Carpaneto con la maglia del Fanfulla. "Lì si vede tutta la mia incredulità nell’essere riuscito a realizzare il sogno di segnare con quella maglia". Un ricordo che resta per lui "l’apice", anche per lo spogliatoio condiviso con giocatori poi arrivati fino alla Serie A.
Cappato vorrebbe riprovare un’esperienza all’estero, dopo il tentativo in Scozia nel 2019 interrotto dal Covid. Fuori dal campo sta costruendo un altro pezzo della sua vita: a luglio prenderà la laurea magistrale in Scienze motorie e punta al concorso pubblico per insegnare alle superiori. "Già ora insegno, ma come supplente".