Lodi, 25 marzo 2026
(Andrea Biraghi) Come si racconta la solidarietà? Non sempre con le parole, a volte basta un’immagine fatta bene.
È da qui che è partito l’incontro organizzato ieri nella sede della Fondazione Comunitaria di Lodi, in corso Archinti, dove 42 giovani del Servizio Civile Universale si sono ritrovati per una mattinata di formazione diversa dal solito.
Ragazzi tra i 19 e i 29 anni, impegnati da mesi tra comuni, biblioteche, parrocchie e case di riposo del territorio, che hanno avuto prima di tutto modo di raccontare cosa stanno vivendo. Un confronto diretto con il segretario generale della Fondazione, Cristina Baroni, tra esperienze personali e riflessioni sul senso del loro percorso.
Poi il cambio di prospettiva: non più cosa si fa, ma come lo si racconta.
Perché oggi la comunicazione passa anche – e spesso soprattutto – dalle immagini. E su questo si è concentrata la seconda parte dell’incontro, guidata da Alberto Prina, fondatore e direttore del Festival della Fotografia Etica.
Niente teoria astratta: foto alla mano, confronto diretto. Cosa funziona davvero in uno scatto? E cosa invece lo rende inutile? I ragazzi hanno analizzato immagini efficaci e altre meno riuscite, entrando nel concreto di quello che significa comunicare.
Il punto non era diventare fotografi, ma capire un meccanismo: un’immagine può colpire più di un testo, può trasmettere un messaggio immediato, può avvicinare le persone a una causa.
Ed è proprio qui che l’incontro ha trovato il suo senso. Dare strumenti semplici ma concreti per raccontare il bene comune in modo più diretto, più umano. Non solo fare volontariato, quindi, ma anche saperlo mostrare.